Francesco Caringella a Gioia per “Non sono un assassino”

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francesco caringella - gioiaoggi

Thriller psicologico”. Non ha dubbi Francesco Caringella nello scegliere un’etichetta da attribuire
a Non sono un assassino, romanzo scelto dalla Newton Compton per rappresentarla alla selezione del prossimo Premio Strega. Il magistrato sarà a Gioia del Colle domani, 14 marzo (ore 17.00 auditorium
liceo Scientifico), in un evento organizzato in collaborazione tra il liceo Classico e il Presidio del libro di Gioia.
Dr. Caringella, da magistrato a scrittore: Un percorso che ha dei precedenti…
“Un giudice penale conosce vicende umane dolorose. Dietro ogni processo c’è una storia con cui misurarsi e pronunciarsi attraverso una sentenza. Accade quindi che si senta la necessità di andare oltre i confini tecnici della verità giudiziaria per affrontare la realtà con strumenti più sottili e con atteggiamento più libero” I personaggi secondari, quelli femminili soprattutto, sono tratteggiati con grande delicatezza ed efficacia.
Preferisce indugiare nelle figure meno rilevanti?
“Direi piuttosto che, se i personaggi principali brillano di luce propria, quelli secondari sono fondamentali per completare la figura del protagonista, che altrimenti sarebbe definita soltanto dalle colpe che gli vengono attribuite. L’estrema dolcezza del rapporto che il presunto assassino ha con la figlia adolescente ci rende più consapevoli del fatto che anche l’imputato presumibilmente più feroce conserva anfratti di purezza.”
Cosa l’ha spinta a mettere a nudo certi meccanismi processuali?
“La considerazione che la giustizia non interessa solo gli operatori tecnici, ma tutti i cittadini, soprattutto laddove di giustizia si parla molto anche a sproposito. Poi mi interessano le debolezze degli individui, le dinamiche psicologiche. In fondo il processo è una commedia umana variamente influenzata dagli attori. Mi piace pensare che al centro del mio libro non ci sia un processo, ma un uomo che filtra la realtà attraverso i suoi occhi e che dopo essere inciampato in una serie di errori cerca di risalire la china. Ho cercato di scavare nell’anima di chi vede la sua vita a rischio di essere inghiottita per sempre dal carcere, dalla solitudine, dal pericolo, dal vuoto, dall’assenza. Chiunque, il colpevole come l’innocente, di fronte alla prospettiva del carcere a vita vive il dramma dell’uomo che teme di perdere per sempre la libertà.”

Orietta Limitone

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