Menzione d’onore per Otropiel, il nuovo corto di Filippo Tolentino

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Otropiel o la visione di un mondo immaginato ma vivo. E’ il nuovo lavoro di Filippo Tolentino, in arte Tole, regista e artista visivo che in collaborazione con Francesco Piro, produttore musicale barese noto come PiroPiro, ha realizzato un cortometraggio interamente fatto in casa.

Un’elaborazione creativa frutto della quarantena, come spiega Tole: «L’idea era quella di realizzare un documentario su un villaggio che propriamente non esiste: Otropiel. Il viaggio è accompagnato dalla voce fuori campo di un esploratore che racconta della sua avventura nel luogo misterioso, in cui ha convissuto con gli aborigeni che lo abitano. Durante la notte, il protagonista filma il villaggio dormiente e trasgredisce il divieto di oltrepassare una porta sacra. Si trova davanti a un mausoleo, monumento alla vita e alla morte, quando si scatena una serie di eventi misteriosi cui assiste senza averne comprensione razionale». E incomprensibile sembra anche la lingua parlata dalla voce fuori campo. A svelare il mistero è Tole: «In parte quella lingua non esiste, proviene da un testo in versi che ho scritto in italiano, poi tradotto in sloveno dalla voce di un’interprete. Voce straniera dapprima registrata, poi prestata all’orecchio di PiroPiro che, non conoscendo il significato delle parole, le ha trascritte come fossero suoni puri, interpretandoli e dando vita al flusso vocale che ci accompagna tra le terre di Otropiel.». «L’immaginario del cortometraggio» spiega ancora il giovane regista pugliese «ruota intorno alla figura della dea Madre che incarna tanto la vita quanto la morte, e infatti il cortometraggio culmina con la scena dell’eruzione, che non è simbolo di distruzione, davanti agli occhi di un intruso, ma segno del continuo ciclo della rigenerazione».

Un corto originale anche per la sua impostazione registica: «E’ stato tutto volutamente rudimentale, vetri, vaselina per far scivolare la macchina da presa, uno skateboardHo lavorato molto con il piano sequenza per amplificare l’immersione in quel microcosmo. Talvolta il cinema sa far questo: rendere credibile qualcosa di incredibile. Dovessi scegliere un genere per Otropiel, lo etichetterei come documentario: quel luogo esisteva ed è stato filmato, ed essendo fermo, non vivo, come si può negare la sua presenza? E’ un paesaggio addormentato, a vederlo è solo l’occhio della camera, che quasi sempre si identifica con quello dell’esploratore».

E a notare e premiare questa originalità è stata la giuria di A casa con Oberon Media, una call per registi che tra oltre 140 partecipanti ha riconosciuto lo scorso 14 maggio una menzione d’onore per il lavoro di Tole. Presieduta dal regista, sceneggiatore e produttore Ferdinando Vicentini Orgnani, la regia ha premiato Otropiel « per avere, in queste settimane di detenzione forzata, lasciato evadere la fantasia, grazie alla quale Tole ci introduce in un mondo notturno e sconosciuto, popolato da idoli e simbologie misteriose. Il tutto narrato in una neolingua convincente ancorché volutamente incomprensibile» .

Un corto con due anime, una profondamente artigianale, l’altra frutto del confronto con la tecnologia digitale di Francesco Piro, come sottolinea Tole: «Per la realizzazione dello scenario è stato divertente utilizzare tecniche di costruzione tipicamente indiane, che prevedono l’impiego di materiali come terra cruda, acqua, fibra di palma, tra gli altri. E’ stato ricostruito un universo quasi completamente organico e dunque soggetto a rapida decomposizione: in breve tempo la struttura ha cominciato a decadere, fiori che appassivano, un lago che ha perso acqua è diventato un burrone, il che mi ha portato a filmare quanto non era né previsto né progettato. Diversamente da me, PiroPiro si muove e lavora nel suo angolo digitale, tra cavi intricati e sintetizzatori. Questo incrocio di mondi, frutto di un costante dialogo, ha dato vita ad una simbiosi inconsueta, che abbiamo già sperimentato in passato e che portiamo avanti su più fronti».

Livio Addabbo

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