Il 21 gennaio 1921 veniva costituito il Partito Comunista d’Italia

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Il centenario rappresenta un momento di riflessione e stimolo, una tappa importante per coloro che non si rassegnano di fronte a guerre, sfruttamento, ingiustizie.
I comunisti da allora sono stati in prima linea nella lotta contro la dittatura mussoliniana, nella clandestinità prima, nella resistenza contro l’occupazione nazista poi, contro il regime democristiano per dare diritti ai lavoratori, per uno sviluppo economico che migliorasse le condizioni di vita delle masse popolari; una serie ininterrotte di lotte che ha portato il Pci ad essere punto di riferimento di vasti settori di masse lavoratrici per combattere sfruttamento, repressioni e ingiustizie portate avanti da monopoli industriali e agrari sostenuti dai governi democristiani.
Nel 1954 gli iscritti al PCI erano 2.145.317 . Operai e braccianti erano il 57 per cento degli iscritti, un operaio su sette era iscritto al PCI, impiegati, professionisti, tecnici, intellettuali e studenti costituivano l’8,12 per cento, nel 1950, le cellule operaie in fabbrica erano 10.038.
La politica del compromesso storico, 14.o Congresso del PCI del marzo 1975, accentua rapidamente la tendenza generale che vede il PCI trasformarsi in un partito interclassista, che ha la sua base sociale nella piccola, media e anche alta borghesia, oltre che nella aristocrazia operaia, fino a quando, nell’89, vergognandosi del suo passato, cambia nome e cognome collocandosi nell’area politica, culturale, militare, che fa riferimento al pensiero liberale e quindi contro il sistema proporzionale per quello maggioritario per la rappresentanza parlamentare e governativa, si schiera per l’unione europea favorendo i monopoli europei, è convinta assertore della politica della Nato, insomma fà propria quella politica che prima combatteva anche con grande determinazione.
L’assenza di una reale opposizione allo strapotere dei monopoli e dei governi filo atlantici hanno portato lutti e miserie nel nostro paese.
La mancanza di sovranità nazionale e popolare , i problemi aperti dalla crisi del capitalismo, la subordinazione economica, politica e sociale delle masse lavoratrici e popolari, la disoccupazione, l’aumento dello sfruttamento sul lavoro, la precarietà per le nuove generazioni, l’attacco all’istruzione, alla sanità, l’attacco alle conquiste che con tutte le contraddizioni la stessa Italia repubblicana aveva conosciuto, sono elementi che rafforzano la nostra convinzione nella lotta, per un nuovo protagonismo delle masse
Oggi, la Costituzione, nei suoi principi fondativi, è considerato dai governi solo un testo da biblioteca. Per noi è lo strumento per mobilitarsi e invertire con determinazione e lungimiranza il processo di impoverimento economico, culturale, di affossamento dei diritti sociali in atto; per superarla qualitativamente per trasformare il “sacro” diritto di proprietà per il massimo profitto in un legale e consolidato diritto di proprietà sociale per la vita per il benessere di tutti e costruire, secondo gli insegnamenti di Antonio Gramsci, un’Italia libera, realmente democratica, socialista.

GRUPPO ATLANTE – GIOIA DEL COLLE

PARTITO COMUNISTA – SEZ GIOIA DEL COLLE

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