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COME AFFRONTARE LA “FOBIA” DEL DENTISTA?

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gioiaoggiSecondo delle recenti rilevazioni, oltre il 60% delle persone percepisce uno stato di lieve ansia quando deve essere sottoposto a delle cure dentarie, il 26% ha sintomi specifici e il 10% è soggetto ad una vera e propria “fobia”.

L’ansia da poltrona” è una condizione frequente che si manifesta con sintomi fisici quali accelerazione cardiaca, sudorazione, tremori, capogiri, vertigini sino allo svenimento e sintomi psicologici come irrequietezza, allontanamento dall’operatore, comportamenti di fuga, tentativi di evitamento. Ma da cosa origina questa fobia? La bocca è investita di significati emotivi e simbolici, particolarmente intensi e profondi, che rimandano alle prime esperienze di vita e di relazione. Questa zona del corpo, deputata alla nutrizione, alla parola, agli scambi affettivi, quando diventa oggetto di consultazione medica può indurre risposte di evitamento/fuga e aggressività, quasi a voler “difendere” la propria intimità dall’intrusione di oggetti (trapano, pinze, ecc..) vissuti come pericolosi e cruenti. Si è visto infatti che la figura dell’odontoiatra è spesso rappresentata da giovani pazienti con dimensioni gigantesche, gli strumenti appaiono come armi penetranti (spade, pugnali) e la poltrona come una morsa che rinserra la “vittima” impedendo ogni possibile via di salvezza. Va rilevato che questa iconografia non appartiene solo al mondo del bambino (ad una mentalità, cioè, ancora pre-riflessiva ed emotivamente suggestionabile), ma anche molti adulti, nonostante ricoprano nella vita ruoli di responsabilità, mantengono nei confronti dell’odontoiatra un atteggiamento infantile-regressivo.

Se nello studio dentistico i nostri pazienti troveranno un ambiente gradevole, personale sensibile e preparato all’impatto psico-emotivo e noi dentisti disposti ad un rapporto empatico non ci saranno intoppi. Un atteggiamento comprensivo da parte del medico ha l’effetto di rassicurare e calmare il paziente. Formulare una diagnosi, spiegarla in termini chiari e senza fretta, ha già un effetto psico-terapeutico. In questo contesto appare determinante l’aspetto umano del curante nell’approcciare un paziente nuovo, che non si conosce, e per giunta anche odontofobico. Nonostante le tecniche odontoiatriche siano migliorate rispetto al passato e ci sia una maggiore consapevolezza dell’importanza della prevenzione e dell’igiene orale ed una crescente attenzione che si rivolge all’estetica, permane, di fronte al dentista, un’ansia che appare come una vera e propria “paura del trattamento” che si trasmette dall’adulto al bambino, permanendo anche nell’età adulta sulla scorta delle esperienze infantili; si stima che il 15-20% della popolazione vive questo problema.

Esiste un test specifico per l’ansia «da poltrona» chiamato DAS (Dental Anxiety Scale) o Test di Corah. È composto da alcune domande e viene usato per pazienti che devono affrontare complessi interventi di chirurgia orale, implantologia o estrazioni multiple, permettendo di valutare l’intensità del timore e di gestire al meglio gli interventi da mettere in atto. 
Un paziente ansioso ha bisogno di una serie di attenzioni che devono essere attuate già dal momento in cui entra in sala d’attesa. È necessaria una accoglienza in qualche modo “dedicata”, a cominciare dalla segretaria che costituisce generalmente il primo viso attraverso il quale avviene il contatto. Questo paziente deve trovare un ambiente sereno, possibilmente in assoluta assenza dei tipici rumori ed odori degli ambulatori dentistici, bisogna cercare di non farlo attendere un minuto oltre l’orario convenuto, deve essere accompagnato dal professionista che lo segue senza fretta e con una misurata cordialità. L’ideale è poter dedicare a questi individui un tempo sufficiente ma ben determinato in occasione della prima visita; il paziente ansioso fatica ad accettare una posizione durante la visita, tende a non appoggiare la testa sul poggiatesta, a tenere le gambe tese e rigide e spesso non apre a sufficienza la bocca.
Se l’ambiente, inoltre, appare troppo grande, con o senza molte persone in attesa rischia di essere un’altra causa di ansia, come può esserlo, per analogia, la scelta inadatta del colore, nell’uniforme del personale ausiliario o l’eccessiva vicinanza alla reception.
Anche con i bambini è fondamentale instaurare subito un rapporto di fiducia. L’ansia è una situazione frequente nei bambini. I bambini sino a 2 anni temono gli estranei, cercano la protezione dei genitori e si ritraggono o piangono quando cerchiamo di avvicinarci, sino ai 7 anni invece possono seguire le istruzioni se le proponiamo con un linguaggio e una modalità adatti a loro. Fondamentale è non tradire mai la loro fiducia, se sappiamo che il bambino proverà un po’ di fastidio, ma riteniamo che possa sopportarlo, glielo diciamo. Dobbiamo ricordare che l’ambiente particolare e la situazione provocano uno stress elevatissimo. Inoltre spesso i genitori sono i primi ad avere paura e trasmettono il timore al bambino.  Una tecnica di comunicazione efficace con i più piccoli è chiamata “TELL – SHOW – DO”: dapprima viene spiegato al bambino ciò che verrà fatto con parole semplici, poi viene mostrato lo strumento che il bambino può guardare e toccare, prendendo familiarità e solo alla fine si chiede al bambino di aprire la bocca. A questo percorso di avvicinamento si aggiunge il rinforzo positivo: se il bambino è stato bravo e paziente va premiato, mentre se si sono verificati dei problemi si evitano le critiche che accentuerebbero il disagio.
Nei casi critici adottiamo un approccio graduale, nella prima visita facciamo sedere il bambino sulla poltrona, è sufficiente che apra la bocca e si faccia visitare. Nella seconda seduta si inizia con l’igiene in modo che familiarizzi con gli odori, i sapori, gli strumenti e infine se ci sono carie da curare si inizia sempre da quella più piccola. I bambini ma anche i ragazzi e i disabili devono sapere che ascoltiamo i loro timori e che li rispettiamo. Tecniche di gestione dell’ansia più complesse prevedono l’uso del protossido di azoto per via inalatoria per ottenere una blanda sedazione cosciente ma efficace. Si tratta di una tecnica sicura che può essere utilizzata in tutti i pazienti con componente ansiosa, con riflessi di vomito, per sopportare meglio sedute lunghe, e anche nei bambini piccoli o difficilmente collaboranti. È conosciuta da oltre 20 anni (negli Stati Uniti, in Canada e in diversi Paesi Europei) ma si sta diffondendo in Italia solo di recente.
Di seguito alcuni consigli pratici per tenere a bada l’ansia e la “fobia” da dentista, sia per l’odontoiatra che per il paziente.

E’ importante che l’odontoiatra:

  • Parli con il paziente di ciò che già si conosce ma anche di qualcosa di nuovo, non necessariamente legato ai motivi della sua visita. Spesso l’atteggiamento informale del curante ha l’ effetto di calmare il paziente.
  • Non deluda mai la fiducia che il paziente è disposto ad accordare, concedergli del tempo, senza premura.
  • Faccia diagnosi con chiarezza e spieghi con termini accessibili.
  • Rassicuri sul trattamento al quale dovrà sottoporsi e si mostri sempre disponibile.

I genitori dovrebbero:

  • Non dipingere il dentista come il lupo cattivo delle fiabe: non dite:”se non lavi i denti ti porto dal dentista!”; meglio:” lavati bene i denti così saranno forti come quelli di un leone” .
  • Sminuire o sdrammatizzate eventuali esperienze negative odontoiatriche. Evitare di trasmettere la vostra ansia ai bambini.
  • Affidare vostro figlio alle cure di un odontoiatra che abbia esperienza con i bambini o di un pedodontista in grado di risolvere ogni problema con l’approccio psicologico corretto e con il gioco, ci vorrà più tempo, ma vostro figlio sarà felice di farsi curare i denti.
  • Sensibilizzare i figli alla prevenzione, con controlli ogni 6 mesi, iniziando dall’ eruzione dei denti decidui, anche se non ha problemi, in modo tale che il primo approccio risulti il più atraumatico e dolce possibile. Il bambino familiarizza con lo studio e al momento del bisogno di una cura non sarà spaventato.
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